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Storia del Vivo

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Durante la metà dell'800 la Comunità del Vivo comincia a costruirsi intorno alle attività dei Conti Cervini. Il popolo della montagna era fortemente arretrato, il Vivo in special modo era il paese dove maggiormente la popolazione viveva accentrata e dove le famiglie risultavano più piccole e povere, tanto che il Santi durante il suo viaggio nel 700, con pochi tratti, lo delineò arido, deserto, "salvatico".
L'economia di sussistenza, su cui questa arcaica società poggiava, si basava sulle risorse di un territorio che poco aveva da offrire dal punto di vista agrario, ma che nascondeva nei boschi di castagno (pan di legno) e nelle limpidissime sorgenti (vin di nuvoli), i suoi tesori più grandi. Una vecchia filastrocca riassume le sostanziali risorse grazie alle quali i montagnoli sopravvivevano ai rigidi inverni:
BIOCCA, BIOCCA, LA BARCAIA N' HO N' CO TOCCA, IL CASSONE UN' HO AVVIATO, IL MAIALE E' SOTTO SALE, ... BIOCCA GIU' QUANTO TI PARE.

E' così che le risorse boschive, la farina di castagne e il maiale, scacciavano le paure degli inverni, ed è appunto attorno a queste risorse che sono nate e si sono evolute le nostre tradizioni …

IL CASTAGNO (L'albero del pane): Il castagno da migliaia di anni ha trovato un ambiente molto favorevole nel terreno trachitico amiatino. La castgna "il pan di legno" è stata nel passato il maggiore elemento di sussistenza grazie al suo valore nutritivo. La raccolta di questo prodotto costituiva, per la gente amiatina, il momento in cui, l'albero del pane forniva i suoi frutti dai quali si ricavava la farina, prevalentemente usata, per fare la "pulenda dolce".
Tutte le famiglie erano impegnate nella "castagnatura" che avveniva nel periodo autunnale compreso fra i primi di ottobre (San Michele 29 settembre: la castagna è nel paniere) e gli inizi di novembre (San Simone 28 ottobre: con la pertica e il bastone). Grandi e piccini con le schiene piegate sino al tramonto, col paniere da riempire, la forcella per "raspare" la foglia e i "di tacci per non pungersi le dita con i ricci."(Coi ditacci e la forcella la castagnatura è bella) . La fase successiva a quella della raccolta era la seccatura delle castagne in appositi seccatoi dove,al piano superiore su di una specie di griglia in legno, venivano poggiate le castagne da essiccare, mentre a quello inferiore, venivano tenuti accesi per più di un mese fuochi di grandi ciocchi. FOTO seccatoi ermicciolo

IL PANE (il re della madia): Il pane è ed è stato, un alimento importante per tutte le popolazioni, quella amiatina compresa. Qui avere la farina di grano era come avere l'oro, quindi il pane doveva essere consumato con grande attenzione. Naturalmente una volta lo si faceva in casa per tutta la settimana e poi si cuoceva al forno. L'impasto veniva fatto il giorno prima perché la pagnotta avesse il tempo di lievitare. In genere si facevano sette pani per famiglia e si mettevano poi a lievitare nel capisteio, una lunga tavola di legno. Dopo la preparazione si avvertiva il fornaio che passava a ritirare il pane quando ancora era notte. Si andava poi a riprenderlo cotto e a casa veniva messo al sicuro nella madia, controllata a vista dalle massaie perché questo venisse consumato nella giusta misura. "Sta attento cittino", dicevano, "un'e'sbriciolà il pane, che quando sarai nell'altra vita ti daranno un panierino sfondato e ti toccherà coglie tutte le briciole che hai sparso n' terra!"


L'ACQUA (il vin di nuvoli):
Così come l'acqua ha fatto la storia del Vivo favorendo l'insediamento umano in questo luogo, il Vivo ha poi cambiato il destino delle acque attraverso un uso costante e diversificato che fin dall'antichità ne ha mutato i percorsi. San Romualdo aveva infatti scelto la zona del Vivo per fondare l'Eremo, descrivendo questo luogo incantato come: "selvaggio e magnifico, una piccola altura protesa al limite fra il regno del faggio e quello del castagno, pochi metri pianeggianti presso una stretta sinuosa, improvvisa, dalla quale scaturivano con fragore di tuono due grosse e travolgenti polle d'acqua gelate". L'acqua utilizzata sin dal Medio Evo per muovere grandi magli per battere il ferro, macinare il grano e le castagne e produrre la carta è ancora oggi una risorsa importante che fa del Vivo uno dei centri fondamentali per l'approvvigionamento idrico tascano. L'acquedotto inaugurato nel 1931 attraversa la Val d 'Orcia giungendo sino a Siena fornendo acqua ad un vasto territorio.


IL VINO (l'amico nemico): A quest'altezza il freddo non permetteva di coltivare la vite, ma era un ottimo espediente per bere vino.
Questo è entrato nella nostra cultura, dentro al bicchiere, all'osteria, a casa, al campo, al bosco ... Un compagno indispensabile per superare le fatiche, la paura, la fame. Già il duca Leopoldo di Toscana, verso la metà del 1800, descrive gli amiatini come "gente dedita al vino". Spesso questi elementi primari si uniscono in sposalizi gastronomici come la "Brigia col vino" (caldarroste irrorate di vino rosso quando sono appena uscite dalla padella)
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il Giornalino